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12 Set

Gli investimenti stranieri in Russia, tra tradizione e opportunità

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Il Presidente Putin, conforme all’obiettivo di attrarre capitale d’investimento dalle principali economie mondiali verso la Federazione Russa, è in procinto di varare una storica riforma per facilitare le procedure di conferimento della nazionalità russa a tutti gli investitori esteri interessati. La legge al vaglio della Duma prevederebbe l’introduzione di un tetto minimo d’investimento, stimato attorno ai 10 milioni di dollari, per il rilascio dell’attestato di nazionalità di fatto. Tale iniziativa potrebbe agevolare la politica industriale di Mosca, che mirerebbe a un aumento dello stock di capitale impiegabile in investimenti strategici e produttivi localizzati nella zona orientale della Federazione Russa.

A testimonianza che un forte vento di novità soffi sulle torri del Cremlino, arrivano anche i messaggi d’amore sussurrati da personaggi dello star system internazionale verso Mosca. La star americana Pamela Anderson è stata ricevuta recentemente dal Ministro delle Risorse Naturali e dell’Ecologia Sergej Donskoj, per non citare la leggenda del cinema francese Gérard Depardieu che come la star italiana Ornella Bruni ha ottenuto la nazionalità russa nel 2017.

Risulta evidente, anche agli occhi degli opinion makers internazionali, come il piano economico di carattere strutturale voluto dall’attuale amministrazione russa, che prevede forti agevolazioni a favore degli investitori esteri in termini di sgravi fiscali (imposta sul reddito al 19%) e iniziative creditizie promosse dal gruppo statale Rostec in qualità di socio agevolatore nel settori di sviluppi ad alto tasso scientifico e manifatturiero, stimoli la crescita e infonda ottimismo in tutta la Federazione Russa.

Gli investitori stranieri, principalmente italiani, tedeschi, francesi, hanno prestato da subito grande attenzione a iniziative come il Fondo per lo Sviluppo dell’Industria che fornisce capitali a tassi di interesse calmierati per la realizzazione o modernizzazione di impianti produttivi nel Paese, incluso il cosiddetto “Contratto Speciale di Investimento”, ossia un accordo vincolante che può essere stipulato tra l’investitore e l’autorità pubblica russa (federale, regionale e/o municipale) al fine di formalizzare sgravi, incentivi, garanzie e varie altre condizioni di favore per un periodo di massimo 10 anni.

Il percorso putiniano di riforme strutturali, secondo i principali osservatori internazionali, grazie alla politica di rientro dei capitali e alla riduzione del debito estero ridotto da 733 miliardi di dollari agli attuali 516 (in soli tre anni) permetterà alla Federazione Russa di allargare significativamente il margine d’intervento a sostegno del credito a consumo, creerà maggiori prospettive di profitto per gli imprenditori nazionali ed esteri e sgancerà  l’economia russa dall’eccessiva dipendenza dall’export di materie prime.

L’Italia non tentenna all’invito e schiera sul territorio russo eccellenze quali: Campari, Zuegg, Finmeccanica, Indesit, Mapei ecc., solo per citare qualche fiore all’occhiello della nostra economia. Senza ombra di dubbio, fattori come una bassissima disoccupazione (5,3%), alto Pil medio procapite (24.000 dollari a parità di potere d’acquisto con il rublo) e numerosa popolazione (146.000.000) fanno della Russia una delle mete più ambite dal mondo dell’industria e dell’imprenditoria internazionale, prefigurando futuri scenari di sempre più mutuevole e reciproca collaborazione.

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